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VERTENZA NAZIONALE TRASPORTI – SCIOPERO GENERALE 1 Marzo 2012

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Comunicati Stampa / VERTENZA NAZIONALE TRASPORTI – SCIOPERO GENERALE 1 Marzo 2012
Comunicati Stampa - VERTENZA NAZIONALE TRASPORTI – SCIOPERO GENERALE 1 Marzo 2012

22 Febbraio 2012

SCIOPERO NAZIONALE 1° MARZO 2012
Come organizzazioni sindacali dei trasporti sosteniamo con la mobilitazione dell’intero settore la richiesta di una profonda correzione delle scelte che il governo sta mettendo in atto e rivendicano l’apertura di un confronto di merito anche per le pesanti conseguenze che tali scelte hanno sui lavoratori, già pesantemente colpiti dalla crisi.
La politica integrata dei trasporti è da oltre un decennio la grande assente nel paese. La manovra cosiddetta “Cresci Italia” non contiene alcun elemento di programmazione pubblica e di politica dei trasporti per cambiare strutturalmente la situazione di disequilibrio tra le varie modalità di trasporto e, tantomeno, per il rilancio di quelle collettive nella mobilità locale delle persone. Ancora una volta assistiamo ad interventi parziali, non certamente esaustivi, mentre continua a mancare una politica dei trasporti sempre più necessaria per recuperare la consistente quota di produttività del sistema paese che si perde a seguito dell’inefficienza dei trasporti.
La crisi economica e la pesante recessione in atto richiedono interventi concreti a favore della crescita ed i trasporti possono essere una leva molto importante se si mette in atto una politica di investimenti indirizzati al miglioramento delle infrastrutture, superando definitivamente la riproposizione di mirabolanti grandi opere, ma utilizzando al meglio le poche risorse disponibili. Un intervento di regolazione e di programmazione sull’intero sistema dei trasporti può contribuire in modo significativo alla ripresa, mentre gli interventi decisi dal governo peggioreranno una situazione già molto compromessa dai tagli operati da quello passato.
Una politica per i trasporti è sempre più necessaria nella crisi, il valore sociale ed economico del sistema dei trasporti deve essere riconosciuto dal governo attraverso una profonda revisione delle scelte messe in atto fino ad oggi. Diversamente il paese e i cittadini ne pagheranno il prezzo insieme ai lavoratori dei trasporti che per primi stanno subendo le conseguenze occupazionali e di reddito, frutto delle decisioni che si stanno assumendo.
A partire dal decreto in via di conversione il governo e il parlamento devono rimettere nella giusta direzione l’insieme degli interventi legislativi che si apprestano a compiere e agire nell’ambito di una organica politica dei trasporti. Il Sindacato italiano, in linea con il Libro Bianco europeo, ha sempre rivendicato una politica di sostegno alle modalità meno inquinanti e meno pericolose per il trasporto delle merci in Italia, con l’obiettivo di trasferire gradualmente quote dalle strade e dalle autostrade sia al trasporto marittimo di cabotaggio che al trasporto ferroviario. In tal senso vanno previste, intanto, risorse incentivanti alla cosiddetta “autostrada viaggiante” (camion sui treni) e l’implementazione del cosiddetto “ecobonus” per il trasporto via mare ed inoltre un piano per il potenziamento infrastrutturale di una rete nazionale di piattaforme logistiche e dei relativi collegamenti ferroviari, portuali e stradali. Occorrono altresì indirizzi e norme ai quali le grandi aree metropolitane e le città vengano incentivate per sviluppare un trasporto sostenibile, con forte isincentivazione all’uso dell’auto privata ed investimenti per la viabilità riservata al trasporto pubblico locale, per il potenziamento delle modalità di trasporto a minore impatto ambientale (filovie, tramvie, metropolitane, ecc.) e per lo sviluppo di un’adeguata rete di parcheggi di scambio.
Nulla di tutto ciò appare nel decreto, ma molte sono le azioni indispensabili per rispondere alle esigenze del paese e alla domanda crescente di trasporto collettivo nella crisi, anche per correggere sia nel trasporto delle merci che nella mobilità delle persone, il divario tra Mezzogiorno e resto del paese, allargatosi ulteriormente nel corso dell’ultimo triennio di crisi economica.

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